L’obesità non è una colpa – lo sfogo di un papà che ha vinto



L’obesità, per quanto sempre più diffusa, non viene mai vista come una malattia, viene vista come una scelta di vita di chi ingrassa e quindi di riflesso viene considerata e messa sullo stesso piano della scelta di farsi un tatuaggio o tingersi i capelli… tutti i magri dicono: l’ha voluto lui, nessuno l’ha obbligato a diventare così!
In un mondo dove è importante l’immagine cosa ti aspetti?

cosedamamme lettera papa obeso

Vedi questa foto? è stata scattata nell’agosto 2001, mio padre era morto da un anno, mi ero trovato da essere figlio a uomo di casa, mi sono trovato sulle spalle l’azienda di famiglia, dove lavoravo da semplice apprendista e in un batter di ciglia era diventa mia, Io orgoglioso come pochi e ancor di più testardo volevo a ogni costo farla andare avanti, ma ne ho pagato tutte le conseguenze.
Dovevo SFOGARMI e allora mi buttavo nel cibo; mangiavo di tutto, a ogni ora, cenavo con una pizza come antipasto e un piatto di tortellini come dessert… ad occhio e croce dovevo essere circa 170 – 180 kg per un metro e 77 (insomma facevi prima a saltarmi che a circumnavigarmi), li ho toccato il fondo, dovevo fare qualcosa, ero stato da un medico che mi aveva proposto di prendere degli steroidi (e per fortuna al momento dell’acquisto una farmacista mi ha spiegato cosa avrebbero comportato) e quindi fra sedute da uno psicologo e diete che contavano come mettere un cerotto a un albero, ho conosciuto grazie a Dio un medico che mi ha proposto una operazione di bendaggio gastrico.

Sono rinato, ho perso 82 kg in quasi un anno, mi sentivo vivo, avevo trovato la voglia di vivere e rifarmi una vita, correvo conoscevo persone nuove, sperimentavo quello che non avevo fatto perché non potevo! Si non potevo, non potevo andare sulle giostre a Gardaland perché non si allacciavano le cinture, non potevo andare a fare sport perché al minimo sforzo ginocchia e caviglie cedevano, non potevo chiedere a una ragazza di uscire perché io ero sempre l’amico simpatico quello che fa ridere….Insomma ero tornato a vivere cazzo.

Ma a pensarci bene a che prezzo? Ho mangiato per sei mesi del semolino e del purè, ogni volta che provavo a mangiare più di due o tre forchettate (si due o tre) forchettate di spaghetti correvo in bagno a vomitare, ma per i miei amici, si quelli che si sarebbero buttati nel fuoco per me ero sempre il BUE GRASSO, L’OBESO, IL CICCIONE, e lo sono ancor oggi. Non possono capirlo, non potranno mai capirlo, perché non sanno cosa vuol dire. Non sanno cosa sia la dipendenza da qualcosa, come puoi giudicarli male se sai che non sanno cosa si prova!
Loro, quelli che mi hanno dimostrato migliaia di volte di volermi un bene che non credevo nemmeno fosse possibile avere.
Per chi ti vede invece una volta ogni tanto invece tu non cambi mai, sei sempre quello, anche se rivoluzioni la vita, ti ricordano come vogliono perché a loro fa comodo fare male, fa comodo ridere e divertirsi alle tue spalle.

Sai, sono appena diventato Papà , ho un fantastico bimbo di 5 mesi, mi prometto ogni giorno di aiutarlo e insegnargli che il prendere in giro qualcuno per un suo difetto è la più brutta cosa che possa fare, so quanto possano essere crudeli le parole dei bambini…quanto male fanno, per questo voglio insegnargli a non commettere i miei errori, a mangiare sano e a usare lo sport per sfogarsi.
Pensa a 40 anni ho iniziato a mangiare l’insalata che per me era come la Kriptonite per
Superman.

E di notte mentre lo guardi addormentarsi fra le tue braccia, capisci che il vero motivo per cui lo vuoi difendere non è per evitargli le prese in giro da parte degli amici, vuoi solamente che lui non debba provare il dolore che hai provato tu, le umiliazioni, i problemi di salute e emozionali di cui tu sei stato vittima a suo tempo.
Il mio compito sarà quello di proteggerlo, sapendo che forse non ci riuscirò mai, perché ancor oggi anche se la tua bilancia segna Radio Uno (86,00 Fm dove l’FM è uguale a un kg) per tutti sei e sarai sempre Radio 105 quando va bene…


Il testo che avete appena letto è stato pubblicato come commento sotto un post di Selvaggia Lucarelli, mi ha colpito molto così ho contattato l’autore, Marco Barbieri, che mi ha dato il permesso di pubblicarla.
Credo sia un gran bello spunto di riflessione, soprattutto dopo questi giorni in cui si è parlato tanto di bullismo.

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