Ho avuto la possibilità di vedere The Conjuring – Rito Finale in anteprima e ammetto che la curiosità era tanta: quando si parla di un capitolo conclusivo di una saga così amata, le aspettative non possono che salire.
L’idea di scoprire come avrebbero chiuso il cerchio, riportando sullo schermo atmosfere e personaggi che hanno fatto la storia del franchise, mi ha accompagnata fin dall’inizio della proiezione.

Il film mi è piaciuto e conferma una delle qualità che ho sempre apprezzato nella saga: la capacità di ricreare in maniera impeccabile le atmosfere dell’epoca in cui è ambientato. Basta guardare i dettagli per rendersene conto: gli arredamenti, le stanze, i vestiti, perfino i giocattoli e l’aspetto dei protagonisti sono resi con un’attenzione che ti fa quasi sentire di vivere davvero in quegli anni.
Molto riuscita anche la fotografia, con inquadrature curate, un sapiente gioco di luci e ombre e jumpscare ben piazzati, seppure a volte un po’ prevedibili.
La vicenda regge bene come capitolo conclusivo, e il finale lascia allo spettatore una sensazione di compiutezza, come se ogni tassello fosse stato messo al suo posto.
Alcune sequenze di azione e tensione risultano davvero convincenti e contribuiscono a mantenere alta l’attenzione.

Naturalmente non mancano i difetti. La trama, pur funzionando, appare un po’ ripetitiva rispetto agli altri capitoli, seguendo uno schema che ormai conosciamo bene.
Ci sono diversi momenti morti che spezzano il ritmo e rallentano la narrazione.
L’antagonista, inoltre, non lascia un’impressione particolarmente forte e rischia di risultare dimenticabile.
Infine, le frequenti apparizioni di Annabelle sembrano più un richiamo a se stessa e al fanservice che un elemento davvero necessario alla trama.

Nel complesso, però, la mia opinione resta positiva: “The Conjuring – Rito finale” è un film che si lascia guardare con piacere, con un’estetica ricca e curata, ma senza riuscire a imporsi come il capitolo più memorabile della saga.
[Silvia Lonardo]





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