Mio figlio non dorme: l’aiuto di una consulente del sonno può davvero fare la differenza?

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Le tre di notte e pensi “mio figlio non dorme anche stanotte”. Gli occhi che bruciano. Tuo figlio piange per la quinta volta e tu sei lì, in piedi nel buio, a chiederti cosa stai sbagliando. Ti suona familiare?

Se la risposta è sì, sappi che non sei sola. E no, non stai sbagliando niente.

Mio figlio non dorme: l'aiuto di una consulente del sonno può davvero fare la differenza?

Quanti bambini hanno problemi con il sonno?

I numeri parlano chiaro: secondo i dati della Società Italiana di Pediatria, il 25% dei bambini sotto i 5 anni ha difficoltà a dormire. E la percentuale sale al 30% nei primi tre anni di vita. Praticamente un bambino su tre.

Eppure, quante volte ti sei sentita dire “è normale, passerà”? O peggio, “forse lo vizi troppo”?

Il problema è che spesso non passa da solo. E nel frattempo passano mesi, a volte anni, di notti spezzate che lasciano il segno su tutta la famiglia.

Cosa succede quando il sonno manca (a tutti)

Non dormi bene e ti senti sempre stanca. Irritabile. A volte hai la sensazione di non riuscire a goderti nemmeno i momenti belli con tuo figlio, perché sei troppo esausta per essere presente davvero.

Gli studi dell’Ospedale Pediatrico Meyer confermano quello che ogni mamma sa già: quando un bambino dorme male, ne risente l’intera famiglia. Ma c’è di più. Un sonno di scarsa qualità può influire anche sullo sviluppo del bambino, sulla sua capacità di concentrarsi e persino sul suo umore durante il giorno.

Non lo dico per spaventarti. Lo dico perché è importante sapere che chiedere aiuto non è un capriccio, è prendersi cura di tutta la famiglia.

Il consulente del sonno: chi è e cosa fa

Qui in Italia se ne parla ancora poco, ma all’estero la figura dello sleep coach o consulente del sonno per bambini esiste da anni ed è sempre più richiesta.

Di cosa si tratta esattamente? È un professionista specializzato nell’aiutare le famiglie a ritrovare un equilibrio con il sonno dei più piccoli. Non è un medico (e non sostituisce il pediatra, che resta sempre il primo riferimento, ma aggiunge una collaborazione importante), ma lavora sugli aspetti comportamentali e sulle abitudini che influenzano il riposo notturno.

Quello che mi ha colpita, cercando informazioni, è scoprire che esistono approcci molto diversi tra loro. Alcuni metodi prevedono di lasciar piangere il bambino da solo per intervalli sempre più lunghi. Onestamente? Non fanno per me e probabilmente nemmeno per te.

Ma esistono anche approcci completamente diversi, più dolci, che rispettano il legame tra genitore e bambino.

L’approccio “gentle”: accompagnare senza lasciar piangere

Ho conosciuto il lavoro di Valeria De Grandis, una consulente del sonno certificata con il metodo Gentle Sleep Coach® che vive a Ginevra ma lavora anche online con famiglie italiane.

Quello che mi ha convinta del suo approccio è che non chiede mai ai genitori di lasciare il bambino solo a piangere. Al contrario: il genitore resta accanto al piccolo durante tutto il percorso, accompagnandolo verso un’autonomia graduale nell’addormentamento.

Come spiega la Fondazione Veronesi, il sonno disturbato nell’infanzia può avere conseguenze anche a lungo termine. Per questo intervenire presto, e nel modo giusto, può davvero fare la differenza.

Quando ha senso rivolgersi a un esperto?

Non tutti i problemi di sonno richiedono un intervento professionale. A volte basta aggiustare qualche abitudine, anticipare l’orario della nanna (sì, spesso i bambini vanno a letto troppo tardi!) o creare una routine più regolare.

Ma se hai già provato di tutto e la situazione non migliora, forse è il momento di chiedere aiuto.

Secondo le linee guida riportate dall’ANSA sulla base dei dati della Federazione Italiana Medici Pediatri, ci sono alcuni segnali da non sottovalutare: risvegli frequenti che durano da mesi, difficoltà costanti nell’addormentamento, e soprattutto un impatto evidente sulla qualità di vita di tutta la famiglia.

Come funziona un percorso di sleep coaching

Ogni consulente lavora in modo diverso, ma in genere un percorso comprende:

Un primo colloquio conoscitivo per capire la situazione specifica. Perché ogni bambino è diverso, ogni famiglia ha le sue dinamiche, e quello che funziona per uno può non funzionare per un altro.

Poi viene creato un piano personalizzato, con indicazioni concrete su routine, orari, ambiente e strategie di addormentamento.

Infine, la parte che secondo me fa davvero la differenza: il supporto durante l’attuazione del piano. Avere qualcuno che ti segue giorno per giorno, che risponde ai tuoi dubbi alle 7 di mattina dopo una notte difficile, che ti ricorda che stai andando bene anche quando ti sembra di non farcela… ecco, questo cambia tutto.

Quanto costa e quanto dura

I costi variano molto. Si va da consulenze singole di un’ora a pacchetti completi con settimane di follow-up. Valeria De Grandis, per esempio, offre diverse opzioni a seconda delle esigenze: da consulti più brevi per i neonati sotto i 6 mesi, a percorsi più strutturati per bambini più grandi.

In media, un percorso completo dura circa due settimane, anche se per alcune famiglie può volerci più tempo. Dipende da tanti fattori: l’età del bambino, le abitudini già consolidate, eventuali regressioni dovute a dentini, malattie o scatti di crescita.

Il mio pensiero

Lo so che quando sei nel pieno della stanchezza, spendere soldi per un servizio che non conosci può sembrare un azzardo. E lo so anche che c’è quella vocina nella testa che dice “dovrei farcela da sola”.

Ma sai cosa penso? Che chiedere aiuto sia un atto di cura, non di debolezza. Verso tuo figlio, verso la tua famiglia, e anche verso te stessa.

Se dopo mesi di notti insonni ti ritrovi ancora a cercare su Google “come far dormire mio figlio”, forse è arrivato il momento di provare una strada diversa.

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