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Ho visto Mortal Kombat II al cinema con mio figlio

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Mortal Kombat II è un film che sa benissimo cosa vuole essere: un action esagerato, fisico, spettacolare, costruito soprattutto per chi conosce e ama la saga. Non prova a travestirsi da grande film profondo, non si mette il cappotto lungo da “opera cinematografica importante” per darsi un tono. Entra in scena, fa partire il combattimento e dice più o meno: “Siete qui per questo, no?”

E in effetti sì.

Ho visto Mortal Kombat II al cinema con mio figlio
Screenshot

Ho visto Mortal Kombat II al cinema con mio figlio, e già questa cosa secondo me cambia un po’ il modo in cui vivi il film.

Perché Mortal Kombat non è solo “un film d’azione tratto da un videogioco”. Per molti è proprio un immaginario preciso: personaggi iconici, frasi entrate nella cultura pop, combattimenti esagerati, mosse assurde, sangue in quantità poco compatibili con una normale cartella clinica.

E vederlo insieme a un figlio significa anche rendersi conto di una cosa buffa: certe saghe attraversano le generazioni con una naturalezza incredibile. Cambiano le console, cambiano gli effetti speciali, cambia il modo in cui guardiamo i film, ma poi alla fine siamo ancora lì, davanti a gente che si mena malissimo in modo coreografico, a pensare: “Sì, in effetti era esattamente quello che volevo vedere”.

Ho visto Mortal Kombat II al cinema con mio figlio

Mortal Kombat II è un puro action e ricalca tantissimo le dinamiche del gioco. È chiaramente un film pensato soprattutto per i fan della saga, e secondo me fa bene a non nasconderlo. Non prova a diventare qualcosa di più “alto”, più serio, più elegante. Non si presenta in giacca e cravatta fingendo di voler parlare della condizione umana. Entra, combatte, sanguina, dice la frase iconica e va avanti.

E va benissimo così.

Anche perché costruire una storia intorno a un picchiaduro non era proprio la cosa più semplice del mondo. Il rischio era enorme: una sequenza di personaggi che arrivano, si presentano, si menano fortissimo e poi lasciano spazio al prossimo, tipo torneo scolastico di fine anno, ma con più fatality e meno autorizzazioni firmate dai genitori.

Invece il film riesce a trovare un filo abbastanza credibile per legare le scene di combattimento. Non parliamo di una sceneggiatura che ti cambia la vita, ma funziona per quello che deve fare: dare ritmo, collegare i personaggi e creare un contesto che renda gli scontri meno casuali.

La cosa che ho apprezzato è che il film sembra consapevole della sua natura. Sa di essere esagerato, sa di essere tamarro, sa di avere situazioni che se le prendi troppo sul serio crollano come un castello di carte sotto steroidi. E proprio per questo usa spesso l’ironia nel modo giusto.

Alcune battute mi hanno divertita, così come le citazioni e i riferimenti ad altri film e temi cult. C’è quella complicità con lo spettatore che funziona soprattutto se conosci già il mondo di Mortal Kombat. È come se il film dicesse: “Sappiamo tutti perché siamo qui, non facciamo finta di essere a un convegno di geopolitica”.

I combattimenti sono sicuramente uno dei punti forti. Molto coreografici, spettacolari, fisici. In certi momenti sembrano quasi un balletto, solo senza musica, con molto più sangue e con una quantità di traumi che farebbe cambiare mestiere a un fisioterapista.

Ed è proprio lì che il film dà il meglio: nelle scene d’azione, nelle mosse riconoscibili, nell’impatto visivo, nel gusto per l’eccesso. Non mi aspettavo un film di alto spessore, mi aspettavo intrattenimento leggero, combattimenti belli da vedere, qualche scena splatter e quel livello di tamarraggine che in Mortal Kombat non è un difetto, è praticamente una certificazione di autenticità.

Da questo punto di vista non sono rimasta delusa.

Mi è piaciuto anche il modo in cui sono state integrate le frasi tipiche del gioco. Era facilissimo farle sembrare messe lì apposta, tipo promemoria per fan: “qui inserire frase famosa”. Invece spesso arrivano nel momento giusto, funzionano nella scena e strappano quel sorriso da riconoscimento immediato.

E poi, diciamolo, vedere certe cose con mio figlio accanto ha reso tutto ancora più divertente. Perché c’è quella doppia lettura: da una parte il film, dall’altra il nostro modo di reagire al film. Gli sguardi, le risatine, il “oddio questa”, il riconoscere personaggi e riferimenti. Quel tipo di esperienza condivisa che non ha bisogno di essere particolarmente profonda per restare impressa.

Mortal Kombat II secondo me va giudicato per quello che vuole essere: un action spettacolare, esagerato, sanguinolento e pensato per chi ama questo universo. Non è un film perfetto e non cerca nemmeno di esserlo. È più una corsa rumorosa e coreografata dentro un mondo fatto di personaggi iconici, frasi cult, combattimenti estremi e violenza fumettosa.

Per chi cerca un film raffinato, probabilmente no.

Per chi vuole vedere Mortal Kombat al cinema, con tutto quello che questo comporta, funziona. E visto con mio figlio, ancora di più.

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