
La risata è, fin dall’antichità, uno strumento espressivo presente sotto forma di commedia e comicità.
Qui vogliamo presentarvi un altro effetto interessante del ridere, attraverso una ricerca scientifica.
Un’équipe dell’Università di Modena e Reggio Emilia, guidata da Tarami, ha registrato l’attività cerebrale durante la risata.
Utilizzando una macchina chiamata fMRI (risonanza magnetica funzionale), hanno osservato le diverse aree cerebrali e il flusso sanguigno.
Quando una persona ride, si attivano fortemente l’area limbica (che regola le emozioni), l’ippocampo (che regola la memoria), e anche i circuiti motori coinvolti nel movimento corporeo.
Ma il dato più interessante è che le aree del cervello attivate cambiano a seconda dell’età.
Nei giovani si attiva il cosiddetto sistema di ricompensa, cioè l’area legata al piacere e alla gratificazione.
In altre parole, per i giovani “ridere = piacere”.
Negli adulti, però, le cose cambiano.
Nel cervello delle persone più mature si attiva soprattutto il default mode network, l’area collegata a memoria, giudizio di valore, intuizione.
Significa che, per gli adulti, ridere stimola l’intuizione e accelera il processo decisionale.
Non è solo intrattenimento o svago: ridere ha un ruolo pratico, funzionale e importante nella vita adulta.
Più si cresce, più questo effetto aumenta.
Per questo, è consigliabile trovare momenti per ridere liberamente, senza pensare a nulla, anche solo per qualche minuto.
Ridere è l’atto più spontaneo e rivoluzionario che ci resta.
Non serve motivo, serve spazio.
Quando ridiamo, spezziamo la rigidità del pensiero, interrompiamo il flusso controllato della mente adulta e torniamo, per un istante, creature libere.
La risata non è evasione: è contatto. Con gli altri, con il presente, con una parte di noi che spesso trascuriamo perché “non serve”.
E invece serve eccome.
Perché un adulto che ride è un adulto che pensa meglio.
La scienza lo conferma: nel cervello si accendono aree che favoriscono intuizione, giudizio rapido, creatività.
Ridere ci rende più lucidi, non più leggeri.
Più vivi, non più superficiali.
Ecco perché ridere è una cosa seria.
Perché ci ricorda, ogni giorno, che non siamo macchine.
Siamo umani, e l’umanità vibra nel sorriso che ci sfugge anche quando non dovrebbe.
(Estratto dal libro: Ridere è una cosa seria. L’importanza della risata nella vita di tutti i giorni)
Con l’età, si diventa meno sensibili al ridere, al divertirsi, all’emozionarsi.
Perché crescendo, si raffina solo la parte razionale e logica.
Ma più la razionalità prende il sopravvento, più la risata e l’emozione si spengono.
Anche l’azione rallenta.
I bambini sono un concentrato di sensibilità.
Ridono, piangono, si arrabbiano, si rattristano: le emozioni scorrono naturalmente.
Inoltre i bambini sanno cambiare emozione in un attimo.
Gli adulti invece si trascinano dietro i sentimenti, non riescono più a cambiare stato d’animo con leggerezza.
La sensibilità si irrigidisce.
Col tempo si forma una sorta di armatura invisibile attorno al cuore sensibile.
Per questo, quando recuperiamo il cuore del bambino, tornano anche l’intuizione, l’entusiasmo, il batticuore, la meraviglia.
E il mezzo più efficace per farlo è: ridere.
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