Febbre: cosa fare e cosa NON fare per combatterla!

Chi prima e chi dopo, prima o poi tutti i genitori si ritrovano a fare i conti con uno delle condizioni spiacevoli più frequenti durante l’infanzia: la febbre.

Eppure, nonostante sia così un avvenimento così comune, quando un genitori si ritrova faccia a faccia con le prime febbri del loro bambino, i dubbi sono sempre tanti. Alimentati spesso da informazioni contraddittorie e incerte e tante false credenze.
Oltretutto, anche i genitori più esperti non sono esenti da errori, io per prima ho recentemente scoperto di averne fatti diversi, convinta fossero proprio le pratiche corrette!

Ecco perché, dopo essermi informata parlando personalmente con un’esperta pediatra, ho deciso di scrivere questo vademecum con le risposte alle domande più frequenti e all’interno del quale proverò a sfatare alcuni diffusi falsi miti… con l’aggiunta di qualche vignetta ironica per alleggerire il tutto 😉

Cos’è la febbre?

Iniziamo dalle basi. Cos’è la febbre? Qualcuno pensa che la febbre sia una malattia, ma non è così. La febbre non è altro che la risposta messa in atto dal nostro sistema immunitario per combattere un attacco, come un’infezione da batteri o virus.
La febbre è quindi semplicemente un sintomo e abbassarla non ci permette di guarire dalla malattia che l’ha causata, ma solo di privarci di un fastidio ad essa legato.

Quando far abbassare la febbre?

Come appena detto, la febbre è un meccanismo di difesa messo in atto dal nostro corpo per combattere un’infezione, per questo non andrebbe stroncata sul nascere, sia perché svolge un ruolo difensivo che aiuta il bambino a combattere la malattia, sia perché osservarla consente di capirne la causa.
Indicativamente è consigliato somministrare un antipiretico quando la temperatura supera i 38,5°.
D’altra parte, se alla febbre sono collegati altri sintomi di malessere e dolore che non fanno stare tranquillo il bambino, impedendogli anche di riposare bene, si può intervenire prima.

Quando contattare il pediatra?

In caso di febbre, bisogna contattare il pediatra quando:

1) Il bambino ha meno di 3 mesi (consigliato fino ai 6 mesi) in quanto la febbre nei neonati è un sintomo molto raro e quando si presenta è sempre meglio approfondirne la causa.
2) Quando oltre alla febbre compaiono altri sintomi o eruzioni cutanee
3) Quanto raggiunge temperature molto elevate e fa fatica a scendere
4) Quando persiste per più di 2 giorni
5) Quando il bambino ha difficoltà respiratorie
6) In caso di convulsioni febbrili (vedi ultimo punto del post)

In ogni caso, se non vi sentite tranquilli, una telefonata al pediatra non fa mai male.
Evitare invece il pronto soccorso solo “per scrupolo”, a meno che non sia davvero necessario.

E’ vero che esiste la “febbre da dentini”?

Falso. Sebbene sia una credenza molto diffusa, non esiste alcuna prova a supporto del fatto che l’eruzione dei primi dentini causi, di per sé, un aumento della temperatura corporea.
D’altra parte però, l’uscita dei dentini è un avvenimento stressante per il fisico di un bambino. Causa fastidio, le gengive si gonfiano… e questo può causare un abbassamento delle difese immunitarie.
Questo abbassamento di difese, rende i bambini più soggetti a prendere raffreddori e malattie che probabilmente in una situazione normale sarebbero riusciti ad evitare.
Ecco perché, in corrispondenza all’uscita dei dentini, può capitare che al bambino venga la febbre. Ricordiamoci però che la febbre non è data dai denti, ma da qualcos’altro.
Perciò se la febbre persiste per diversi giorni, sempre meglio portare il bimbo a fare un controllo dal pediatra per stabilire la causa della febbre.

Quali sono le differenze tra ibuprofene e paracetamolo?

Le due molecole utilizzate per il trattamento della febbre sono l’ibuprofene e il paracetamolo. Entrambe sortiscono lo stesso effetti antipiretici (fanno abbassare la febbre) e analgesici (alleviano il dolore), ma l’ibuprofene ha in più un’azione antinfiammatoria. Questo significa che oltre ad agire sul sintomo, allevia anche le eventuali infiammazioni.

I due principi attivi sono praticamente equivalenti. Questo significa che non è vero che “uno ha più effetti collaterali dell’altro”.
Per questo possiamo scegliere in completa tranquillità in base alle nostre esigenze, ricordando che se c’è un’infiammazione in corso, utilizzando l’ibuprofene oltre a far abbassare la febbre, andremmo ad agire anche sull’infiammazione.

Ibuprofene e paracetamolo si possono alternare, riducendo così il tempo di attesa tra le somministrazioni?

Falso. Ecco un’altra credenza diffusissima eppure falsa!
In tanti pensano che se abbiamo dato al bambino il paracetamolo e dopo un paio d’ore ha ancora la febbre, possiamo dargli un farmaco a base di ibuprofene (e viceversa) perché tanto essendo principi attivi diversi non si accumulano nel sangue.
Recenti studi hanno invece dimostrato che i due principi attivi aumentano la tossicità l’uno dell’altro, a discapito dei reni. In pratica pensando di evitare di intossicare il bambino, otteniamo l’effetto contrario.
Ecco perchè se scegliamo di usare un principio attivo, dovremo continuare sempre con quello, rispettando il tempo di attesa previsto tra le somministrazioni, salvo diverse indicazioni da parte del pediatra.

Perché a volte l’antipiretico non fa effetto?

A volte capita di dare al bambino l’antipiretico e non notare nessun cambiamento anche dopo un’ora.
Questo può accadere se viene assunto a breve distanza dall’assunzione di cibo, cosa che ne rallenta l’assorbimento.
Per un effetto immediato, bisognerebbe assumerlo a stomaco vuoto, al contrario di ciò che si pensa comunemente.

Attenzione però al digiuno prolungato durante la febbre: può causare l’acetone.
L’ideale è far mangiare al bambino cibo semplice ricco di zuccheri, spesso ma in piccole quantità. Utile anche la semplice acqua e zucchero.

Si può diluire l’antipiretico in altre bevande, come acqua o latte?

Sarebbe sempre meglio assumere il farmaco così com’è stato pensato, ma non ci sono controindicazioni nell’assumerlo mescolato ad altri liquidi, quindi se il bambino proprio non vuol sapere di prenderlo diversamente, si può provare.
Attenzione però, per fare effetto il liquido deve essere consumato per intero!

Cosa bisogna fare durante la febbre?

I tempi in cui si pensava che una bella sudata avrebbe fatto bene, sono ampiamente passati. Ormai praticamente tutti sanno che durante la febbre, è importante mantenere il più possibile fresco il bambino.
Perciò no a coperte e pigiamoni, sì a canottiera e mutandine, anche in inverno!
A meno che il bambino non stia passando la fase dei brividi, per cui sia lui a chiedere di essere coperto.
In quel caso assecondiamolo perché ricordiamoci che la cosa più importante è metterlo più a suo agio possibile.

Abbiamo detto che il cibo non è fondamentale durante la febbre, ma è importantissima invece l’idratazione!
Bere acqua permetterà innanzitutto di reidratare il bambino che avrà perso liquidi attraverso il sudore, ma anche di diluire i medicinali diminuendone quindi gli effetti collaterali.
Ricordiamoci quindi che a costo di dargli un cucchiaino d’acqua alla volta, il bambino con la febbre deve essere costantemente idratato.

Cosa bisogna evitare durante la febbre?

NO a qualsiasi mezzo fisico per abbassare la temperatura.
Quindi no a impacchi di alcol (che oltretutto è molto tossico!) no a sacchetti di ghiaccio in testa o bagni freddi.
Un abbassamento repentino della temperatura, infatti, può causare uno shock e inoltre causa nel corpo una risposta contraria a quella desiderata.
Infatti, se la temperatura del bambino è ad esempio a 39°, applicargli del ghiaccio in testa, farà in modo che il suo corpo (che in quel momento desidera una temperatura alta per combattere l’infezione) sottoposto ad un abbassamento di temperatura improvviso, mandi un segnale che porterà il fisico ad aumentare ancora di più la temperatura nel tentativo di tornare a quella iniziale. Perciò da 39° ci troveremo presto con una temperatura di 40° o più!

Qual è il termometro più indicato?

Secondo le recenti linee guida, il termometro considerato più attendibile è quello digitate con punta rigida.
I meno attendibili sono invece quelli ad infrarossi.

Il punto migliore per misurare la temperatura è sotto l’ascella.

Nel caso si volesse misurare la temperatura per via rettale (sconsigliato, potremmo causare danni alle mucose soprattutto se il bambino si muove) ricordate che dal valore ottenuto bisognerà scalare 0,5° per ottenere la temperatura corretta.

A cosa dobbiamo fare attenzione?

Ci sono alcune accortezze, che possono sembrare banali, ma che è sempre meglio tenere a mente:

  1. Usare sempre il dosatore annesso alla confezione per non incorrere in errore. Assolutamente no a misurazioni “a occhio” utilizzando ad esempio un cucchiaio.
  2. Non usare dosatori di altri farmaci, a volte le misure non corrispondono e presi dall’agitazione del momento si può facilmente sbagliare.
  3. Non spezzare farmaci per adulti pensando di trasformali in dosi da bambini. Infatti non possiamo sapere se il principio attivo sia distribuito uniformemente o se sia più concentrato in un punto o in un altro.
  4. Leggere sempre le dosi corrette in base al peso riportate sulle confezioni.

In poche parole: non improvvisare!

Cosa sono le convulsioni febbrili? Cosa fare quando avvengono?

Le convulsioni febbrili sono un evento particolarmente shoccante per un genitore. Si verificano in soggetti predisposti in genere tra il 1 e il 5° anno di età e vanno scomparendo automaticamente con la crescita.
Per quanto siano episodi che generalmente non comportano nessuna conseguenza, sono molto spaventosi in quanto il bambino perde conoscenza, non risponde agli stimoli, ruota gli occhi all’indietro ed è in preda a movimenti incontrollati.
Le convulsioni febbrili non sono legate alla temperatura, infatti possono verificarsinche tanto con 37,5° che con 40°, ma dipendono (oltre che dalla predisposizione del bambino) dalla velocità con cui la febbre sale o scende.
Ecco perché non ha senso imbottire preventivamente il bambino di farmaci per evitare che la temperatura si alzi troppo.

Cosa fare se dovesse capitare? Innanzitutto niente panico! Ricordate che è una conseguenza più comune di quanto si pensi!
Non mettetegli le mani in bocca, in quanto durante le crisi serrano i denti molto molto forte, ma posizionatelo in un punto in cui possa essere in sicurezza ed eviti di farsi male involontariamente, ad esempio su un tappeto.

Cercate di cronometrare la durata della crisi, sarà un dato molto utile da riportare al medico che lo visiterà subito dopo.
Se le crisi durano meno di 15 minuti infatti, si tratterà quasi sicuramente di convulsioni febbrili semplici, che come abbiamo detto non comportano nessuna conseguenza sulla salute.
Se invece durano più di 15 minuti e si verificano più volte durante le 24 ore (e anche in assenza di febbre), potrebbero evidenziare la presenza di un disturbo come l’epilessia e in quel caso il discorso cambia.

In ogni caso, una volta terminata la crisi, portate il bambino in ospedale per un controllo.

Spero che questi consigli vi siano stati utili! Buona guarigione a tutti!

*In collaborazione con Reckitt Benckiser*

 

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