La verità è che a nessun genitore interessano i figli degli altri

Post di Jacopo Campidori

Vi rivelo un segreto: a nessun genitore interessano i figli dell’altro.
Ecco, l’ho detto.
Niente di personale eh, solo credevo che fosse importante dirlo.
Io già mi sento meglio. Se le cose si sanno poi si vive meglio.

Tipo l’altro giorno, incontro questo vecchio amico, che non vedo da una vita, “Ehi come va”, mi fa, “ho saputo che sei diventato babbo. Dorme?”.
E vorrei anche rispondere, ma non faccio in tempo, perchè quello ha già cominciato a parlare del proprio, “il mio invece…”.

Il mio invece.
La formula magica della moderna conversazione tra genitori.
Puoi dire qualsiasi cosa, tanto l’altro neppure ti ascolta.
Anzi ti consiglio di non dilungarti neppure troppo, perchè rischi anche di rompere i coglioni.

“Come sta tuo figlio, è guarito?”, “Si dai, ci siamo presi un bello spavento, ma ora sta meglio”, e quello ti guarda in cagnesco, ti fa gli occhiacci, “Ma che ancora parli?”, ti fa, e ti viene pure sul viso a muso duro, che se non gli passi la parola rischi anche di prenderti “du’ manate ni’vviso”, come si dice qui a Firenze.

Sì, tra genitori funziona così: ti chiedo del tuo per parlare del mio.
Das ut dem.
Non è una conversazione, è più uno scambio di monologhi tra sordi.

Che poi la formula “il mio invece” apre la strada alla competizione.
Non necessariamente una competizione al migliore eh, può essere anche una gara a chi è peggiore, l’importante è parlare del proprio, anche a costo di scaricarci sopra letame.

“Guarda come disegna tuo figlio, è proprio bravo… il mio invece…”
“No, aspetta, anche il mio non è il massimo eh”.
“Eh, si almeno il tuo ogni tanto, il mio invece…”
“Macchè, il mio è stato proprio un caso, c’ha due a disegno”
“Si ma il mio invece non sa quasi tenere la matita in mano!”
“Si e allora il mio, il mio invece è proprio ‘na mmerda!”

Oppure si esagera.
“Tuo figlio gioca ancora con le macchinine? Il mio invece ha gia imparato a leggere”.
E te lo guardi, “Ah, e che legge?”,
“No, qualche letterina, poi le copia”,
“Il mio invece sta finendo di leggere Delitto e Castigo, ma non impazzisce per Dostoevskij”,
“Eh ti capisco, il mio invece preferisce Tolstoj, sai com’è…”

E poi si ride degli aneddoti che ci racconta l’altro.
Ma si ride solo di fuori.
Dentro di noi c’è una scissione totale. Si ride coi denti, ma dentro abbiamo solo le lame.

Jacopo Campidori è anche autore del sito GliPsicologi e potete leggere altri suoi post su questo blog nella sezione “Vita da Papà”

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