Minimalismo e bambini – si può ed è un vantaggio per tutti (Parola di Una Mamma Green)

Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog una blogger che seguo sempre con molto piacere, il suo modo di vedere le cose è spesso fonte di ispirazione.
Sto parlando di Silvana Santo (unamammagreen.com), che ha che ha fatto della ricerca all’ecosostenibilità e del “less is more” la sua filosofia di vita.
Mi sono sempre chiesta se vivere in modo “minimal” sia effettivamente possibile anche con i bambini e visto che io sono ancora molto lontana dal riuscirci, ho chiesto a lei che è già a buon punto ^_^

Ciao Silvana, parlaci un po’ di te! Chi sei, cosa fai, cosa ti appassiona?

Sono una giornalista web specializzata in tematiche ambientali e legate alla maternità. Sono l’autrice del blog Una mamma green (e dell’omonimo libro), nonché la mamma di Davide, Flavia e del gatto Artù.
Mi piace mangiare e viaggiare – o magari fare le due cose insieme! -, ma anche le serie TV e i libri occupano un posto importante nel mio cuore. Qualcuno dice che sono un po’ nerd, io mi definisco una napoletana dalla morale ipertrofica.

Credo che ci siano molti modi per essere “minimalisti”. Cosa significa, per te, essere minimalista e in che modo senti di esserlo?

Cerco di essere minimalista per quanto riguarda gli acquisti e le cose che posseggo in generale: abbigliamento, accessori, cosmetici, etc. Acquisto il minimo indispensabile, vivo in una casa minuscola e cerco di farmela bastare (rigorosamente vietati soprammobili e simili). Riparo le cose piuttosto che sostituirle. Non mi trucco quasi mai, e mi occupo da sola di quella che le blogger fighe chiamano “beauty routine”. Provo ad essere più sobria, anche se non sempre ci riesco…

Quando hai capito che “less is more” era lo stile di vita che faceva per te?
Da dove hai iniziato? A che punto pensi di essere?

L’ho capito fin da quando ho deciso di interessarmi alla sostenibilità ambientale e di farne oggetto dei miei studi e della mia professione. Ho iniziato dal ridimensionare gli acquisti personali e dal rinunciare il più possibile all’usa e getta, ma ho davvero tantissima strada da fare. Diciamo che sono molto brava a farmi le domande, ma non sempre riesco a darmi le risposte più giuste!

Qual è stata la parte più difficile? E quella più facile?

La parte più facile è stata quella di ridurre lo shopping personale, che già non amavo particolarmente. La mia filosofia è questa: non compro un paio di sandali bassi neri se prima non ho distrutto quello che ho già nella scarpiera. Se lo spazio nel mio armadio è finito, rimando gli acquisti alla prossima stagione. Ho un solo mascara, un solo blush e via dicendo. Quando finiscono, li ricompro. In generale, ho ridotto molto anche l’uso di cosmetici e trucchi. Niente profumo, solo olio di mandorle su tutto il corpo e una spugna abrasiva per fare lo scrub. Mi risulta invece più difficile (anzi, impossibile!) rinunciare ai viaggi all’estero, o almeno ridurli. E continuo a mangiare troppo e troppi derivati animali.

Quali sono le cose a cui hai rinunciato, che non rimpiangi?

Non ho un computer portatile e neanche un cellulare “figo”. Il che sembra assurdo, per il lavoro che faccio. Invece me la cavo alla grande col mio telefono mediocre e un vecchio Mac di sei anni (che presto però dovrò sostituire). Anche rinunciare ai libri di carta in favore di un ebook reader è stata una scelta minimal che rifarei mille volte. Però ai miei figli i libri li compro! 😉

Minimalismo e bambini. E’ un’accoppiata possibile? Se sì, come?

Non è facile, questa sfida rappresenta proprio l’essenza del mio blog e del libro che ho scritto. Diciamo che l’esempio è fondamentale, almeno finché sono molto piccoli: se vedono i genitori soddisfatti pur senza avere troppe “cose”, tendono ad esserlo anche loro. Se siamo i primi a desiderare sempre “di più”, loro non potranno che crescere con la stessa filosofia.

Cos’hai avuto in cambio, dall’avere meno?

Quali sono i benefici che porta (anche per i bambini) avere uno stile di vita minimal?

Intanto, c’è bisogno di guadagnare meno! E questo ti permette, specie se come nel mio caso fai la libera professione, di poter lavorare un po’ meno. Questo ha un risvolto enorme in termini di tempo e di qualità della vita, a mio parere. E inoltre consente di valorizzare maggiormente le “esperienze” al posto delle “cose”: ti godi un po’ di più il tempo, le gite, le passeggiate e le giornate al mare.

Shopping: quali sono le domande che ti poni prima di comprare qualcosa di nuovo?

Mi serve davvero? Posso farne a meno? Posso recuperare o modificare qualcosa che ho già nell’armadio, oppure farmelo prestare da una cugina o da un’amica?

Che consiglio puoi dare a chi vuole avvicinarsi a questo modo di vivere?

Di provare concretamente, partendo da un piccolo gesto. Cercare, per esempio, di non comprare nulla per un giorno alla settimana. Oppure di provare a “sopravvivere” un intero inverno con un solo cappotto nell’armadio, destinando i soldi risparmiati a una serata a teatro o a una gita con la famiglia. Secondo me funziona!

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